11 Novembre 2007 alle 21:07 in
Mondo,
Sport
Mattinata tranquilla in giro con mamma a far servizi… torno, apro Google Reader e inizialmente non colgo al volo quant’è successo. Rileggo, ma continuo a non essere ancora cosciente di tutto. La mia mente si rifiuta di accettare quanto scritto, ma trovo una seconda conferma che ciò che credevo fosse solo frutto della mia immaginazione è purtroppo realtà.
Questo calcio sembra sempre più una guerra. Un anno fà Raciti, il poliziotto ammazzato durante Catania - Palermo, ora Gabriele si vanno ad aggiungere alla lista delle tragedie calcistiche. L’ idea che una partita di calcio debba portare a tutto ciò mi fa rabbrividire. Mio padre mi ha sempre raccontato di quando andava a vedere le partite da giovane : anche 30-40 anni fà c’erano botte, insulti, litigi, e ci sono sempre stati nella storia del calcio, fanno parte del gioco. Ma prima, quando ti picchiavano, si fermavano lì, ti vedevano tramortito a terra e non infierivano. Oggi invece, se non ammazzi un tifoso avversario o non lo riduci in fin di vita, non sei un eroe.
Vero, Gabriele dicono sia stato ammazzato da un agente di polizia, ma pur sempre di morto si parla. Un ragazzo non può morire per andare a seguire la propria squadra, non è possibile che “mamma vado in guerra” e “mamma vado a vedere la partita”, a volte, possano tramutarsi nella stessa espressione. Perchè, come diceva proprio stamattina Italo Cucci, una mamma quando sa che un figlio va in guerra, se ne fa una ragione… ma quando viene a sapere che è morto andando allo stadio, niente e nessuno potranno mai darle una spiegazione plausibile. Perchè non c’è una spiegazione.
Non è il primo, come detto, e sono convinto che non sarà l’ ultimo, perchè non è un problema di tifoserie, ma di società. E per società non intendo quelle calcistiche, ma la società in cui viviamo, stracolma di violenza gratuita, stracolma di odio… ma soprattutto, stracolma di merda.
Il colmo si ha poi con certe espressioni di ignoranza pura, che si commentano da sole.
Vogliamo parlare della Federcalcio, che ha deciso di continuare le partite come se nulla fosse successo? Certo, non giocare sarebbe servito a poco, non avrebbe fatto tornare Gabriele a casa, ma a volte certe cose son d’ obbligo. Avrebbero toccato gli interessi di molti, troppi, interessi economici che per tanta gente vale molto più di una vita umana, soprattutto poi se quella vita è di un comune tifoso. Forse saran stati esagerati, ma per me i tifosi dell’ Atalanta hanno fatto non bene, benissimo.
Se ne parlerà tanto in questi giorni, chissà quali provvedimenti prenderanno, ma una sola è la realtà : Gabriele è morto per andare a vedere una partita. Una cosa inammissibile, sotto ogni punto di vista.
Addio Gabriele, ennesima vittima di questa maledetta violenza.